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e-Learning: non basta la parola |
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Pagina 1 di 2 eLearning: tra il dire ed il fare... Sono ormai diversi anni che si sente parlare delle meravigliose possibilità offerte dalla formazione a distanza: flessibilità, economia di scala, personalizzazione spinta del percorso di apprendimento, asincronicità delle lezioni e così via. Via via che si diffondeva il Web e la banda larga l'entusiasmo cresceva. Ho assistito personalmente a diversi convegni in cui si dimostravano le meraviglie possibili e gli scenari futuri o futuribili. Peccato, però, che spesso si sottovalutassero alcuni aspetti che nella realtà di tutti i giorni si dimostrano ostacoli spesso insormontabili.
Una storia non proprio recente La formazione a distanza si è evoluta nel tempo grazie ad un particolare segmento di mercato che richiedeva l'erogazione e la fruizione di corsi destinati a persone impossibilitate a raggiungere i centri formazione: abitanti periferici di province e regioni, lavoratori impegnati durante il normale orario di lezione, disabili o persone socialmente svantaggiate. Se si vuole essere pignoli, una primo tipo di formazione distanza è stato possibile fin dall'invenzione della stampa e dei libri, ma è solo nell'ultimo secolo che si è analizzato seriamente il problema e che si è tentato di approfittare delle tecnologie disponibili per venire incontro alle particolari esigenze di chi apprendeva. Si sono, così, succedute tre generazioni di sistemi FAD: la prima facente riferimento soprattutto al sistema postale (scuola per corrispondenza), la seconda erogata tramite la televisione (mediante canali satellitari dedicati o mediante trasmissioni in orari notturni e supporto telefonico relativo) ed infine la terza basata su Internet. Nel corso dell'evoluzione si sono migliorate molte cose, ma alcuni problemi sono rimasti irrisolti.
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