| e-Learning: non basta la parola |
eLearning: tra il dire ed il fare...Sono ormai diversi anni che si sente parlare delle meravigliose possibilità offerte dalla formazione a distanza: flessibilità, economia di scala, personalizzazione spinta del percorso di apprendimento, asincronicità delle lezioni e così via. Via via che si diffondeva il Web e la banda larga l'entusiasmo cresceva. Ho assistito personalmente a diversi convegni in cui si dimostravano le meraviglie possibili e gli scenari futuri o futuribili. Peccato, però, che spesso si sottovalutassero alcuni aspetti che nella realtà di tutti i giorni si dimostrano ostacoli spesso insormontabili. Una storia non proprio recenteLa formazione a distanza si è evoluta nel tempo grazie ad un particolare segmento di mercato che richiedeva l'erogazione e la fruizione di corsi destinati a persone impossibilitate a raggiungere i centri formazione: abitanti periferici di province e regioni, lavoratori impegnati durante il normale orario di lezione, disabili o persone socialmente svantaggiate. Dal punto di vista del docente le difficoltà non sono trascurabili.Si consideri, ad esempio, la formazione mediante teleconferenza. Tale tecnologia, a meno di far ricorso ad apparati dedicati del costo di migliaia di euro, deve essere per forza veicolata attraverso Internet o, quanto meno, attraverso una connessione utilizzante un protocollo TCP/IP in multicasting. Al fine di ottimizzare l'uso della banda disponibile il video deve essere compresso e, nel fare ciò, si introduce un ritardo che talvolta arriva a sfiorare i due minuti. Ci si ritrova, quindi, nella paradossale situazione di spiegare un argomento che raggiungerà gli utenti solo uno o due minuti più tardi. Qualora gli utenti desiderassero fare delle domande, a seconda della tecnologia utilizzata per il feedback, queste arriverebbero al docente con quattro minuti di ritardo. Sempre per economia di banda, il docente non ha a disposizione un feedback visivo degli utenti che stanno seguendo le sue lezioni: verrà, così, a mancare completamente l'importante contatto che permette spessissimo di "aggiustare" la lezione in base alle reazioni della platea. Convertire un insegnamento tradizionale non è così semplice.Prendendo, sempre, ad esempio la metodologia che utilizza la videoconferenza, è facile immaginare come al docente venga richiesto un ritmo maggiore e una comunicativa tale da "bucare il video". Egli dovrà evitare discorsi lunghi e astratti per limitare al massimo la noia dei fruitori del corso che potrebbero scambiare la lezione per un programma televisivo e, quindi, automaticamente assumere un atteggiamento passivo e meno attento, proprio l'opposto di ciò che si prefigge l'eLearning. Il docente, inoltre, dovrebbe tentare di "scomparire" a favore della classe, promuovendo l'apprendimento di gruppo di studenti e privilegiando i compiti di amministrazione e tutoraggio degli alievi. Si tratta di una piccola rivoluzione copernicana: non tutti sono pronti.Proprio per familiarizzare con questi nuovi concetti sarebbe meglio adottare dei sistemi ibridi di formazione integrata che affianchino la didattica faccia a faccia integrandola sempre più con strumenti di interattività sincrona e asincrona. Questo processo, che andrebbe operato gradualmente per permettere ai docenti di assimilare completamente le possibilità e le caratteristiche delle piattaforme di apprendimento a distanza viene spesso, però, impedito dagli alti costi di tali prodotti software. Per fortuna esistono delle soluzioni a basso costoBasate su sistemi gratuiti e aperti (Open Source), possono agevolare questa transizione permettendo a qualsiasi realtà, con una minima spesa, principalmente dovuta al supporto tecnico e alla formazione di base, di poter iniziare il cammino di conversione ai più moderni metodi di apprendimento integrato. Gli insegnanti possono, così, concentrarsi su quelle che sono le sfide comunicative e didattiche, delegando ai tecnici tutti quelli che sono i problemi connessi con il particolare mezzo tecnologico, cooperando eventualmente per migliorare la piattaforma di base utilizzata. |